Il Pentagono riprende Asimov "Regole etiche per i robot"
Scritto da Ernesto Assante http://www.repubblica.it
giovedì 25 dicembre 2008
Automi impiegati in guerra o nell'assistenza sociale, capaci di
prendere decisioni in autonomia. Militari e scienziati: "Dobbiamo dare
loro delle regole perché non facciano danni agli umani"
"Io Robot", classico di Asimov incentrato sulle "tre leggi" della robotica
ISAAC Asimov, molti anni fa, stabilì le tre leggi fondamentali della
robotica, regole che i robot, nei suoi libri di fantascienza, non
avrebbero mai trasgredito e che avrebbero governato per sempre il loro
comportamento. La prima regola è che un robot non può recare danno a un
essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato
intervento, un essere umano riceva danno. La seconda dice che un robot
deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali
ordini non contrastino con la Prima Legge. La terza stabilisce che un
robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa
non contrasti con la Prima e/o la Seconda Legge.
Le tre leggi della robotica
Quando Asimov scriveva le sue direttive i robot veri, quelli che l'uomo
aveva già creato, erano molto lontani dall'essere in grado non solo di
trasgredire, ma anche di osservare quelle regole, tanto erano indietro
nel loro percorso evolutivo. Oggi non è più così: "E' da più di un anno
che 14 aziende in Giappone e in Corea del Sud hanno messo a punto dei
robot che si occupano dei bambini. Bisognerà capire se questo porterà a
una diminuzione di cura dei bambini o no", ha scritto in un articolo
sulla rivista americana Science, Noel Sharkey, professore di
intelligenza artificiale e robotica all'Università di Sheffield,
interrogandosi sul ruolo, sempre più importante, che i robot stanno
prendendo nella nostra vita. "E' giunta l'ora di stabilire delle regole
etiche per i robot", dice il professore, per fare in modo che il
comportamento di queste macchine non porti danni all'uomo.
Scritto da Vincenzo Gentile - http://punto-informatico.it
sabato 20 dicembre 2008
Roma - Preconizzata da un intero universo sci-fi, la macchina in grado
di leggere e riprodurre le immagini nel cervello umano potrebbe
divenire realtà in un futuro non troppo lontano. Questo grazie anche al
lavoro di alcuni ricercatori nipponici che sono riusciti a ricostruire le immagini degli oggetti visualizzati dall'occhio umano. Un passo avanti che, anche se non definitivo, potrebbe contribuire alla risoluzione di diverse patologie.
Per l'esperimento, il team nipponico della Advanced Telecommunications Research Institute International (ATR)
di Kyoto ha utilizzato un dispositivo di risonanza magnetica al fine di
evidenziare e monitorare le attività ed i segnali emessi dalla
corteccia visiva. Il team, guidato da Yukiyasu Kamitani, sì è valso
della collaborazione di un gruppo di volontari cui sono state mostrate
oltre quattrocento diverse immagini statiche con colori dominanti quali
grigio, nero e bianco. Fatto ciò, alle "cavie" sono state mostrate
alcune figure geometriche in bianco e nero, nonché alcune lettere
dell'alfabeto. Quindi ha avuto inizio la scansione della corteccia
visiva grazie ad un software sviluppato appositamente. I risultati sono
sorprendenti: sebbene appaiano molto "pixelose" e sfocate, le immagini
ricostruite rendono comunque l'idea dell'originale.
Interessantissimo il lavoro di Chris Harrison sul riconoscimento dell'input basato sull'interpretazione del suono prodotto dal movimento di una mano. ad esempio, su una superficie.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 26 novembre 2008 )
Computer: il futuro è «biologico»
Scritto da http://www.corriere.it (Luigi Ripamonti)
mercoledì 03 settembre 2008
«Siamo alla vigilia di una rivoluzione scientifica».
Prodotta dall'intersezione tra informatica e scienze biologiche
MILANO - «Nei prossimi vent’anni si verificherà una rivoluzione scientifica senza precedenti. Che cambierà per sempre la scienza e il mondo» parola di Stephen Emmott, direttore del programma scientifico di Microsoft, e, soprattutto, capo del progetto «Science 2020», fondato su un «trust di cervelli» che ha tracciato il futuro della scienza prossima ventura ( e anche un po’ più in là) e che è stato presentato a Milano il 18 settembre.